La cooperativa ELFO ha preso parte ai tavoli “Inclusione sociale e lavorativa” e “Inclusione sociale e sport”. Dalle risultanze nasceranno le linee di indirizzo per la successiva co-progettazione.
Si è concluso il 27 luglio il percorso di programmazione partecipata promosso dalla Società della Salute di Firenze in materia di salute mentale e disturbi dello spettro autistico. Tre gli ambiti individuati: abitare supportato, inclusione sociale e sport, inclusione lavorativa. ELFO ha partecipato ai tavoli su inclusione lavorativa e inclusione sociale, portando l’esperienza maturata in quasi trent’anni di servizi educativi e socio-assistenziali per persone con disabilità sensoriali, cognitive e del neuro sviluppo.
Un percorso in tre tempi
Il lavoro si è articolato in tre giornate, con un impianto metodologico chiaro e dichiarato fin dall’inizio: lettura dei bisogni (13 luglio), scelta degli interventi e delle modalità (18 luglio), risorse (27 luglio).
La prima giornata si è aperta con un quadro statistico condiviso del territorio: la zona fiorentina è quella con la più alta densità di organizzazioni del Terzo settore della Toscana (43,2 ogni 10.000 residenti, contro una media regionale di 29,6), ma i dati raccontano anche una domanda che cresce più in fretta della capacità di risposta — in Toscana i nuovi accertamenti di disabilità sono aumentati di due terzi in dieci anni, mentre la presa in carico dei servizi sociali è cresciuta del 6%. È stato inoltre messo a fuoco il cosiddetto services cliff, il baratro che si apre alla fine del percorso scolastico proprio nel momento della transizione all’età adulta.
L’ultimo incontro: parlare di risorse senza ridurle a denaro
Nella giornata conclusiva i tavoli hanno lavorato sulle priorità già individuate, rispondendo per ciascuna a tre domande: quali risorse esistono già e possono essere messe a sistema, quali mancano, quali azioni concrete a breve-medio termine possono colmare il divario. Scelta significativa: la nozione di “risorsa” è stata intesa in senso ampio — competenze e professionalità, beni e spazi, progetti e servizi già attivi, strumenti normativi, dati e conoscenza, reti e capitale sociale — e non come mera disponibilità economica.
Al tavolo inclusione sociale e lavorativa sono emersi con forza il tema del progetto di vita e della riforma della disabilità, con l’aggiornamento sulla sperimentazione fiorentina; la richiesta che siano gli stessi enti pubblici a dare l’esempio nell’applicazione della L. 381/91 e della L. 68/99; la necessità di una mappatura condivisa delle aziende realmente disponibili, oggi frenata dallo stigma legato ad alcune diagnosi; e, sul versante delle transizioni, la carenza di figure di orientamento e di formatori dedicati all’accompagnamento dopo la scuola, oltre a un coinvolgimento strutturale della scuola nel progetto di vita che vada oltre l’alternanza scuola-lavoro.
Al tavolo inclusione sociale e sport il nodo centrale è stato la continuità dei finanziamenti oltre la logica del progetto a termine: gli interventi ad alta integrazione sociosanitaria ed educativa non reggono su risorse episodiche. Accanto a questo, la rapida saturazione delle attività esistenti e la loro concentrazione su poche discipline; il vuoto estivo per gli adolescenti con maggiore bisogno di assistenza; la formazione “sul campo” degli istruttori, costruita insieme tra pubblico e privato sociale anziché in aula; e il principio di lavorare sui contesti perché diventino facilitanti e accessibili, invece di chiedere alla persona di adattarsi.
Da entrambi i tavoli è emersa la stessa richiesta di fondo: mappature e reti condivise, formazione congiunta, superamento dei compartimenti tra sanitario, sociale ed educativo. Protagonismo dei destinatari degli interventi.
Perché esserci conta
Per ELFO partecipare non è stato un adempimento. È stata l’occasione di mettere a disposizione ciò che si impara stando ogni giorno accanto alle persone e alle famiglie, e insieme di ascoltare la lettura degli altri: i servizi, le associazioni di utenti e familiari, le cooperative, le realtà sportive. Il valore di un tavolo di co-programmazione sta esattamente qui — nel costruire insieme il quadro dei bisogni e delle risorse prima che le soluzioni siano definite.
Il merito di un metodo
Va riconosciuta alla Società della Salute di Firenze la lungimiranza e l’attenzione con cui ha condotto questo percorso. La co-programmazione, viene prima della co-progettazione: significa non chiedere agli enti del Terzo settore di eseguire risposte decise altrove, ma coinvolgerli nella lettura dei bisogni, nella scelta delle modalità di intervento e nella ricognizione delle risorse. Un investimento di tempo e di ascolto che rende più solide, e più aderenti alla realtà, le progettualità che verranno. Le linee di indirizzo che ne deriveranno, terranno conto delle risultanze dei tre tavoli. Il confronto, del resto, non si chiude qui: già nel corso dell’ultimo incontro è stata richiamata la verifica prevista per il prossimo appuntamento di ottobre. ELFO con il contributo delle proprie socie e soci conferma la propria disponibilità a proseguire il lavoro nelle fasi successive.