Giornata Nazionale delle persone con sindrome di Down

La parola con la M appartiene al passato!

10 Ottobre 2026
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Un fine settimana in piazza: sabato 10 e domenica 11 ottobre

Ogni seconda domenica di ottobre, CoorDown – il Coordinamento nazionale delle associazioni delle persone con sindrome di Down – porta nelle piazze italiane la Giornata Nazionale delle persone con sindrome di Down. Quest’anno cade l’11 ottobre: in oltre 200 piazze e già oggi 10 ottobre, volontari, famiglie e persone con sindrome di Down incontreranno i cittadini e offriranno il tradizionale messaggio di cioccolato, realizzato con cacao del commercio equo e solidale (anche nei supermercati Coop), a sostegno dei progetti di partecipazione attiva e vita indipendente promossi dalle associazioni del territorio.

È un appuntamento diverso dal 21 marzo, la Giornata Mondiale riconosciuta dalle Nazioni Unite, di cui abbiamo scritto a marzo. Se quella giornata guarda al mondo e ai diritti, questa guarda alle piazze, ai quartieri, alle persone che si incontrano per strada. E ogni anno sceglie un tema. Quello del 2026 è una parola a cui teniamo molto.

La parola con la M appartiene al passato

La campagna 2026 si chiama “È ora di evolvere!” (Just Evolve, nella versione internazionale) e chiede una cosa semplice: smettere di usare la parola “mongoloide” – e le altre parole della disabilità – come insulto. A scuola fra compagni, al lavoro fra colleghi, nello sport per dire “incapace”. Riteniamo – a maggior ragione per i nostri servizi –  che questo sia un passaggio educativo importante per disinnescare il bullismo nelle scuole e nei luoghi pubblici ( o almeno provarci, spiegando…).

Nel video della campagna un ragazzo prende in giro l’amico che non riesce ad aprire un barattolo, e usa proprio quella parola. La scena si ferma ed entra in campo Noah M. Matofsky, attore con sindrome di Down, che mette a confronto quell’abitudine con comportamenti del passato che oggi ci sembrano assurdi ( spoiler) . Nella versione italiana la voce è di Francesco Romanelli, 23 anni, anche lui attore con sindrome di Down.

 Ma facendo un po’ di storia, il termine nasce nell’Ottocento in ambito medico, da un’idea pseudoscientifica di somiglianza fra i tratti del viso delle persone con trisomia 21 e le popolazioni mongole. La scienza lo ha abbandonato da più di cinquant’anni; a chiederlo fu, nel 1965, la stessa Mongolia all’Organizzazione Mondiale della Sanità. Nel linguaggio comune, però, è sopravvissuto come offesa: e ogni volta che passa con un’alzata di spalle, dice la presidente di CoorDown Martina Fuga, produce un danno reale nella vita delle persone (e delle famiglie) e – sopratutto- nei loro diritti. Il punto non è il divieto. Come ricorda la stessa Fuga, non è vero che non si può più dire nulla: si può scegliere un linguaggio che non faccia male a qualcun altro. E la campagna lo dice con un tono che ci piace: non una lezione, ma un invito a evolvere, rivolto a scuole, aziende, media, famiglie e gruppi di amici. Su Firenze e area metropolitana ricordiamo il lavoro e l’impegno quotidiano di Trisomia 21 APS a cui va la nostra sincera stima.

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