Disability Week

l'inclusione lavorativa che ancora non c'è

14 Aprile 2026
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Dal 17 al 21 aprile 2026 l’Università degli Studi di Firenze promuove la Disability Week, un programma articolato di cinque giornate di eventi dedicati a inclusione, accessibilità e pari opportunità, aperto all’intera comunità accademica e alla cittadinanza. Un’iniziativa che – per la sua apertura alla città oltre che all’ateneo – non riguarda solo il mondo dell’università, ma interroga in profondità l’intera società fiorentina e toscana su come stiamo davvero costruendo contesti inclusivi.

Tra i momenti più significativi in programma, la giornata conclusiva di martedì 21 aprile è dedicata al tema della transizione scuola-lavoro per le persone con disabilità, con un focus sulle buone pratiche per l’autonomia, e si svolge presso la Sala Luca Giordano di Palazzo Medici Riccardi. È proprio su questo nodo – il lavoro – che come Cooperativa Sociale Elfo vogliamo soffermarci, perché è quello che ci troviamo ad affrontare ogni giorno, insieme alle persone che accompagniamo nei percorsi di vita.

Il paradosso italiano: meglio una multa che un collega

A più di venticinque anni dalla Legge 68/1999 – quella che ha introdotto il collocamento mirato e l’obbligo per le aziende di riservare una quota di posti di lavoro alle persone con disabilità – i numeri raccontano ancora una storia scomoda. Solo una persona disabile su tre ha un lavoro in Italia, e soltanto in Lombardia le aziende hanno versato circa 76 milioni di euro tra sanzioni e contributi esonerativi al Fondo per la Disabilità nel 2023, scegliendo di pagare piuttosto che assumere. Un dato che nel 2025 è ulteriormente cresciuto: in Lombardia le aziende hanno versato circa 82 milioni di euro per evitare le assunzioni obbligatorie.

Il meccanismo è chiaro: la legge prevede sanzioni per chi non ottempera, ma queste sanzioni – calcolate per ogni giornata lavorativa di ritardo – risultano spesso economicamente più convenienti rispetto all’assunzione reale. Secondo i dati diffusi dalla CGIL, nel 2023 le persone iscritte alle liste del collocamento mirato erano 880.997, un numero che racconta già un sistema inceppato, dove molte imprese preferiscono pagare sanzioni piuttosto che assumere.

A complicare ulteriormente il quadro, a fine 2025 è entrata in vigore la legge 198/2025, che all’articolo 14-bis ha riscritto una parte centrale della normativa sul lavoro delle persone con disabilità. La norma amplia significativamente la possibilità per le aziende di stipulare convenzioni con soggetti terzi invece di assumere direttamente, facendo salire la quota “esternalizzabile” dal precedente 10% all’attuale 60%. Una modifica che, come hanno sottolineato sindacati e associazioni, rischia di allontanare ulteriormente l’obiettivo dell’inclusione reale all’interno delle organizzazioni.

Chi ha la 104: un doppio ostacolo

Il tema non riguarda solo chi ha una disabilità diretta. In Italia, milioni di lavoratrici e lavoratori si occupano quotidianamente di un familiare con disabilità grave, esercitando i diritti previsti dalla Legge 104/1992. E anche qui, il quadro è tutt’altro che sereno.

Negli ultimi anni si è assistito a un crescente contenzioso in materia di licenziamenti riconducibili, in modo diretto o indiretto, alla fruizione dei benefici previsti dalla Legge 104, sollevando questioni cruciali sul piano della tutela del lavoratore caregiver e del divieto di discriminazione nel rapporto di lavoro. Nella pratica, chi dichiara di avere una persona con disabilità da assistere in famiglia si trova spesso a fare i conti con resistenze nelle fasi di assunzione, con esclusione da percorsi di carriera, o con pressioni implicite a non usufruire dei permessi spettanti per legge.

Una svolta significativa è arrivata nel settembre 2025: l’11 settembre 2025 la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha pronunciato la sentenza C-38/24, stabilendo un principio che rivoluziona l’approccio alla discriminazione sul posto di lavoro. La battaglia di una lavoratrice italiana – addetta alla sorveglianza della metropolitana di Roma, madre di un bambino con grave disabilità, a cui era stato negato un cambio di orario – ha innescato un cambiamento a livello europeo. La Corte ha stabilito che il divieto di discriminazione si estende anche a chi assiste un familiare con disabilità: non è più una questione privata, ma un diritto esigibile.

Il quadro toscano

La Toscana non è esente da queste criticità, pur essendo una regione che ha costruito nel tempo strumenti e servizi di qualità. L’ARTI – Agenzia Regionale Toscana per l’Impiego – gestisce i servizi di collocamento mirato in tutti i territori, offrendo alle persone con disabilità accompagnamento al lavoro e alle aziende obbligate supporto per le procedure amministrative previste dalla legge 68/99. Toscana Accessibile La Regione mantiene attivo un Fondo regionale per l’occupazione dei disabili, con avvisi pubblici periodici che incentivano le assunzioni, ma i numeri complessivi confermano che gli incentivi economici da soli non bastano a cambiare la cultura organizzativa delle aziende.

Il Nono Rapporto sulle povertà e l’inclusione sociale in Toscana, che come cooperativa abbiamo già approfondito in un articolo precedente, segnala con chiarezza che gli esiti occupazionali per le persone con disabilità restano spesso fragili: molti inserimenti si realizzano tramite tirocini o contratti a tempo determinato, e i risultati dipendono molto dalla qualità della presa in carico e dalla continuità dei percorsi.

Elfo alla Disability Week: l’interpretariato LIS come strumento di accesso

La Cooperativa Sociale Elfo parteciperà agli eventi della Disability Week mettendo a disposizione le proprie professioniste dell’interpretariato in Lingua dei Segni Italiana (LIS), per garantire piena accessibilità comunicativa agli incontri in programma. Questo non è solo un servizio tecnico: è la concretizzazione di una convinzione che guida il nostro lavoro da trent’anni. Inclusione non è un principio astratto. È assicurarsi che ogni persona – con qualunque disabilità sensoriale o psicofisica – possa partecipare pienamente alla vita pubblica, ai dibattiti, alle occasioni in cui si costruisce il futuro.

La settimana che si apre il 17 aprile è una di queste occasioni. E noi ci saremo.

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