Giornata Mondiale del Gioco 2026: il valore psicopedagogico per bambini e adoloscenti

28 Maggio 2026
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Il 28 maggio si celebra in tutto il mondo il diritto al gioco. Per Cooperativa Elfo è l’occasione per condividere ciò che la ricerca e la pratica quotidiana anche nei nostri servi ci insegnano: bambini  il gioco non è mai tempo perso — è sviluppo – sopratutto per chi convive con una condizione di disabilità. Questa Giornata Mondiale del Gioco ricorda a famiglie, educatori e istituzioni che il gioco è un diritto fondamentale dell’infanzia, sancito dall’Articolo 31 della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Non un privilegio, non un premio: un bisogno primario quanto nutrirsi o dormire. Per Cooperativa Elfo — che ogni giorno lavora al fianco di bambini inclusi quelli con disabilità sensoriali, psicofisiche e neurodivergenze — questa ricorrenza è molto più di una celebrazione. È un promemoria su cosa davvero significa accompagnare un bambino nella crescita.

Il gioco come motore dello sviluppo: cosa ci dice la ricerca

Fin dai primi mesi di vita, l’attività ludica è il canale privilegiato attraverso cui il bambino esplora sé stesso e il mondo. Jean Piaget ha dimostrato che giocare non è passatempo, ma il meccanismo con cui il bambino costruisce schemi cognitivi, sperimenta cause ed effetti e si appropria progressivamente della realtà. Lev Vygotskij ha aggiunto la dimensione sociale e affettiva: nel gioco il bambino opera nella propria zona di sviluppo prossimale, superando i propri limiti attuali grazie al supporto dell’adulto e dei pari.

Sul versante italiano, la psicologa dello sviluppo Luigia Camaioni ha documentato come le prime interazioni ludiche tra caregiver e bambino pongano le basi per lo sviluppo comunicativo e cognitivo ben prima della comparsa del linguaggio verbale. Il gioco, in altre parole, è il primo linguaggio condiviso tra esseri umani.

Disabilità sensoriali: il gioco come canale compensativo

Per i bambini con disabilità visive o uditive — e ancor di più per chi vive la sordocecità — il gioco mediato da strumenti accessibili e figure adulte competenti diventa il canale principale di accesso all’esperienza e alla socializzazione. Quando un senso è ridotto o assente, gli altri si affinano: un gioco pensato bene può trasformarsi in un ponte verso il mondo. È in questo spazio che lavorano ogni giorno gli operatori di Cooperativa Elfo nei servizi socio-educativi e ludico-ricreativi: costruire contesti di gioco accessibili, dove ogni bambino può davvero partecipare.

Disabilità psicomotorie: giocare è muoversi, muoversi è apprendere

Per i bambini con disabilità motorie o psicomotorie, il gioco ha un valore aggiunto specifico. Ambrosini e Pellegatta (2012) hanno evidenziato come la terapia psicomotoria si fondi proprio sulla dimensione ludica: il movimento intenzionale e piacevole attiva circuiti neurali che esercizi ripetitivi e rigidi non raggiungono con la stessa efficacia. Giocare mentre ci si muove significa imparare a conoscere il proprio corpo, sviluppare autonomia e, soprattutto, provare il piacere di riuscire.

Spettro autistico: il gioco come porta sulla relazione

Nel Disturbo dello Spettro Autistico il gioco svolge funzioni irrinunciabili e scientificamente consolidate. La SINPIA (Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, 2005) indica il gioco in ambienti naturalistici come strumento privilegiato per promuovere la comunicazione verbale e non verbale, potenziare le relazioni sociali con l’adulto, sviluppare il pensiero simbolico e sostenere la motivazione intrinseca del bambino.

“Per i bambini con disabilità, il gioco ha lo stesso significato e lo stesso valore che ha per tutti i bambini. Il loro mondo non deve essere fatto solo di esercizi riabilitativi: tutti hanno il diritto di giocare e di divertirsi, costruendo attraverso il gioco il proprio sviluppo.”(cfr. Serenella Besio), Università degli Studi di Bergamo, Rete LUDI – COST Action TD1309

Accompagnare senza sostituire: il ruolo dell’adulto

C’è però un rischio che la ricerca segnala con chiarezza: trasformare il gioco in un esercizio travestito, svuotandolo della sua natura gratuita e piacevole. Besio ricorda che troppo spesso i bambini con disabilità vengono coinvolti in attività “simil-gioco” orientate esclusivamente a obiettivi clinici estrinseci, perdendo il valore intrinseco del giocare per il piacere di farlo. Il ruolo dell’adulto — che sia educatore, terapista o genitore — è quindi quello del mediatore, non del regista: creare spazi accessibili, proporre materiali adatti al profilo sensoriale e motorio del bambino, ma soprattutto rispettarne i tempi e le iniziative, seguendolo nel gioco piuttosto che guidandolo unidirezionalmente.

L’impegno quotidiano della Cooperativa Elfo

Dal 1998, questo è esattamente il lavoro che facciamo. Nei servizi scolastici, negli interventi domiciliari, nei centri estivi e nei laboratori inclusivi in tutta la Toscana, i nostri operatori costruiscono ogni giorno percorsi in cui il gioco non è ornamento: è metodo. Uno spazio di relazione, apprendimento e scoperta, pensato per ogni persona secondo i propri bisogni e desideri.

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